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La bomba degli ultimi 5 minuti

Hai mai vissuto quel senso di frustrazione da “Bomba da fine seduta”? Intendo quando i clienti, prossimi ai saluti, dicono qualcosa di letteralmente esplosivo. Una vera e propria “bomba” che deflagra mettendo in discussione l’intero appuntamento?

Ecco, se ti è accaduta, e sei spaventata a morte dal suo ripetersi, questo articolo è qui per te.

Magari era un appuntamento andato sufficientemente bene, ricco di consapevolezze, magari ti aveva ascoltato con attenzione durante l’intera ora.

E invece, proprio mentre vi state salutando o quasi, ti dice che si è appena lasciato dalla moglie, o che è finalmente riuscito a dire quello che pensa al proprio capo, o cose ancora più forti, come l’esternalizzare una confidenza che fino ad allora non aveva mai pronunciato!

Una vera BOMBA.

E tu vai in crisi, perché inizi a dirti: “come si fa ad aspettare così tanto per dire certe cose?”, perché “certe cose non le si possono dire a fine seduta!!!” e la frustrazione sale, perché “l’appuntamento andava così bene e adesso è tutto da rifare!”.

E l‘Autostima… CROLLA.

Sia chiaro: in questo post non è il mio scopo dileggiare il cliente che confida una cosa molto importante sul finire della seduta. I clienti fanno bene a dire le cose quando se lo sentono, né un minuto prima, né un minuto dopo. Il mio scopo è riflettere su alcune abitudini rischiose della categoria davanti a questa possibilità.

Possibilmente, con un po’ di ironia. Che l’ironia fa bene alla salute.

Comunque, davanti ad una bomba, abbiamo due alternative:

La prima è cospargerti di vergogna la testa, sperando nella compassione del tuo supervisore, che ti possa accogliere senza troppo umorismo e aiutarti a elaborare questo evento

La seconda è sdrammatizzare, sperando nell’ironia del tuo supervisore, che ti possa accogliere con sano umorismo, così da farti entrare nel club delle bombe, senza troppo dolore.

Ma a prescindere di come la prendi, a ridere o con vergogna, una nuova domanda si formula, nella tua corteccia prefrontale: E ADESSO? Come mi preparo a questa evenienza, SE RIACCADE?

  • Gli dico semplicemente che se ne parla la prossima volta?
  • Gli dedico dell’extra tempo e lo tolgo al paziente successivo?
  • Mi preparo in modo tale che non accada più?
  • Faccio Seppoku?

Quale di queste è la più utile? Dipende. Sicuramente non il Seppoku.

Qualsiasi sia la tua risposta, la verità è che la differenza tra una buona accoglienza della bomba e una meno buona accoglienza, non sta e non starà mai nella soluzione trovata, quanto, invece, nel come tu ti rapporti con la bomba stessa!

Parafrasando il saggio: Non è il Cosa, ma il Come. Non è il Come, ma il Perché. Non è il Perché, è il COME CI ENTRO IN RELAZIONE.

Provo a spiegarmi: se tu vivi le “bombe” del tuo cliente come se fossero qualcosa che non dovrebbero accadere (perché, altrimenti, non andresti nel panico), stai implicitamente intendendo la tua terapia come una sorta di campo di battaglia, dove da un lato sei chiamato ad aiutare il tuo cliente, ma dall’altro devi pure difenderti da quello che potrebbe dire o fare di “anormale” rispetto alle tue previsioni.

Se accade questo, e se ti capita di pensarla in questo modo, ho una cattiva notizia per te:

Stai implicitamente dicendo che non puoi fidarti del tuo cliente.

E potrò sembrare esagerato, ma rispondi a questa domanda: “Ci può essere reale fiducia, se parti dall’idea che certe azioni del tuo interlocutore possono danneggiare il vostro lavoro?

A mio avviso, no. Non so per te, ma per me è un no.

E anche se ci fossero delle situazioni dove è utile non fidarsi del proprio cliente, inizieremmo a percorrere un tragitto mooooolto pericoloso. Vediamolo con calma.

Concorderai con me che iniziare a voler prevedere certi comportamenti di un cliente, così da limitarli o evitarli nel futuro, significa iniziare a distinguere i suoi agiti in “idonei alla terapia” e “non idonei alla terapia”.

Che si traduce nel distinguerli in “normali” e “anormali”, “apprezzabili” e “evitabili”, “ok” e “non ok”.

Questo, se da un lato porta con sé l’intenzione positiva di evitare “le bombe”, si traduce ANCHE e SOPRATTUTTO, nello smettere di accogliere il 100% di lui e questo accade perché inizi, in pratica, ad attribuire un senso di giusto e sbagliato ai suoi comportamenti.

E questo sai cosa significa? Che la relazione terapeutica, da essere “accogliente e non giudicante” rischia di diventare Diffidente E Giudicante.  

E raramente la diffidenza ed il giudizio favoriscono i meccanismi di autoguarigione dei tuoi clienti.

Non la cosa più piacevole per lui, vero?

Spero di esser stato chiaro, nel raccontarti il perché – secondo me – è una crina pericolosissima quella di voler preoccuparti di evitare o limitare gli agiti dei tuoi clienti come quello di una bomba all’ultimo minito.

Ma a prescindere dalla Bomba, questo discorso vale con qualsiasi evento su cui vuoi mantenere il controllo.

E’ il semplice fatto che tu voglia controllare una parte della terapia, che non ti farà mai essere padrone del processo terapeutico.

Perché – è bene specificarlo – non puoi controllare il libero arbitrio del tuo cliente.

Quindi, se mi hai seguito fino ad ora… che fare? Che fare per evitare tutto ciò? Se stai pensando che quindi ti devi fidare del tuo cliente, che tanto non tirerà mai le bombe – o altre “manipolazioni” – ti devo dare torto. Neanche questo va bene. Perché anche essere ottimisti, pensare che “non accadrà mai” è solo un altro modo per mantenere il controllo sul libero arbitrio del tuo interlocutore.

Quindi è fondamentale fare qualcos’altro. Qualcosa che magari in pochi ti hanno raccontato durante le tue formazioni, ma qualcosa che è fondamentale: un cambio di mindset.

Le bombe arriveranno SEMPRE. Ma non arriveranno perché il cliente “non sa stare in terapia” o perché “tu sei stato un incapace”, le bombe arriveranno perché sono parte integrante della terapia stessa.

 

Perché – lo ricordo – noi lavoriamo con la Vita. E la Vita è IMPREVEDIBILE per definizione. Con buona pace di chi vuole mantenere tutto sotto controllo.

Quindi le bombe accadono perché i clienti sono Esseri Umani VIVENTI. Che pensano, fanno domande, pongono dubbi. E anche se lo fanno nei momenti meno adatti a te, lo fanno nei momenti più adatti A LORO.

Questo – ovviamente – non significa che d’ora in poi dovrai subire pedissequamente qualsiasi libertà dei tuoi pazienti. Significa che è fondamentale trovare una strategia– e ti darò dei suggerimenti a riguardo – che preveda di considerare il tuo paziente UN TUO PARI, con capacità di autodeterminazione propria e non più una cosa da tenere a bada, come se fosse una lavatrice da programmare negli orari A TE più consoni.

Chiaro il concetto?

Non più “clienti da cui diffidare”, ma “clienti di cui fidarsi”.

Partendo dall’idea di interagire con i tuoi clienti come se fossero tuoi pari, io ho sempre una domanda verso la fine dell’incontro. Ovvero chiedo al cliente se l’appuntamento lo sente completo o se desidera aggiungere qualcos’altro.

In questo modo io riconosco al mio cliente la possibilità di esprimersi, anche all’ultimo minuto, anche su cose che non abbiamo sfiorato.

Quello che per alcuni potrebbe essere una bomba, di conseguenza, diventa semplicemente un altro step dell’incontro nella quale mi interesso di tutto quello che è rimasto ai margini della terapia e che magari lui vorrebbe almeno nominare. E cosa accade, se effettivamente porta qualcos’altro? Semplice:

  • Se esternalizza un fatto o l’introduzione di un argomento, gli propongo di parlarne la prossima volta.
  • Se esternalizza una richiesta più orientata al “come fare a…”, allora gli propongo un esercizio pratico da fare per tutta la durata della settimana.

In questo modo la bomba che terrorizzava tutti diventa la quadratura del cerchio, il senso di completezza dell’appuntamento.

Vada come vada, cadiamo in piedi e il cliente ne esce ancora più soddisfatto.

Molto meglio dello sperare che la bomba possa non accadere, vero?

Se ti è piaciuto parlare di Soluzioni e vuoi padroneggiarne il metodo, può interessarti sapere di più della mia Terapia Solution Building, il primo metodo integrato che unisce Terapia centrata sulle Soluzioni, Coaching e Ipnosi Ericksoniana.

Antonio Amatulli

 

 

 

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